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LA STORIA

La denominazione “Ottavia” trae la sua origine dalla presenza storica di una tomba ipogea, caratterizzata da una monumentalità e da raffinate pitture parietali che si addicevano alla posizione sociale del proprietario. L’ipogeo, conservato ancor oggi in ottimo stato, custodisce le spoglie di Octavia Paolina e di suo padre Octavius Felix ed altre due congiunte.

L’Ipogeo è un ambiente sotterraneo destinato per lo più a sepoltura o a luogo di culto di religioni mistiche. Quello scoperto in zona Ottavia risale al III secolo d.C., e fu denominato “Ipogeo degli Ottavi”, da cui successivamente è derivato il nome del quartiere e della stazione metro Ottavia ed Ipogeo degli Ottavi. La monumentalità di un Ipogeo era rappresentativa della posizione sociale del proprietario. Alla tomba, Ipogeo degli Ottavi, si accedeva, infatti, da un cunicolo scavato nel tufo che terminava in un vestibolo affrescato con motivi geometrici e da cui poi si entrava in una stanza affrescata e pavimentata con tasselli bianchi e con due bordature nere. In questa stanza furono rinvenuti 4 tombe i cui nomi degli occupanti erano incisi sui rispettivi sarcofaghi: Octavius Felix, Octavia Paolina figlia di Octavius Felix morta a soli 6 anni e deposta nella nicchia in asse con l’ingresso, in un sarcofago con la cassa decorata da scene di competizioni agonistiche fra bambini, e di altre due congiunte. Dei sarcofagi rinvenuti nell’Ipogeo ne è rimasto solo uno in loco, quello di Octavius Felix posizionato al centro della stanza ipogea, in un semplice sarcofago strigliato e con una tabella che riporta il suo nome e quello del liberto che pietosamente si occupò dell’inumazione.

Immagine della storiaIl sarcofago della piccola Octavia Paolina si trova in una collezione privata a Milano, mentre gli altri due sarcofagi, uno si trova al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo e l’altro in un corridoio del Ministero della Pubblica Istruzione. Il sarcofago conservato al Museo Nazionale Romano reca un affresco ispirato al mondo infantile e su cui campeggia uno scorcio dei Campi Elisi popolato da bimbi intenti a giocare e a cogliere rose gigantesche, al cospetto di Ermes, dio dei morti. Il motivo delle rose ricorre anche su altre parti dell’Ipogeo, in particolare sulle pareti dove sono stati rivenuti i 4 sarcofaghi. Durante gli anni successivi, al rinvenimento di questo monumento, sempre nel quartiere Ottavia, fu portata alla luce addirittura una necropoli etrusca con 20 tombe e una strada romana.

L’ipogeo degli Ottavi, edificato intorno al III sec. d.C., scoperto intorno al 1920, durante l’edificazione del quartiere residenziale, intorno al km 9 della consolare via Trionfale – sulla Via Francigena (la via dei pellegrini), a ridosso della Riserva Naturale dell’Insugherata, che porta a San Pietro-Vaticano, denominato poi Ottavia, proprio in memoria di questa famiglia, i cui nomi erano incisi sui rispettivi sarcofagi, si può visitare con ingresso gratuito su prenotazione.

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